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Divieto di avvicinamento alla persona offesa e predeterminazione dei luoghi

La Cassazione penale (ordinanza n. 8077/2021) rimette la questione alle Sezioni Unite

Il Collegio, investito della decisione, ha ritenuto di rimettere alle Sezioni Unite la  soluzione della questione interpretativa oggetto di perdurante contrasto giurisprudenziale,  osservando come il dato letterale non offra indicazioni dirimenti circa la correttezza dell’una o dell’altra opzione interpretativa in quanto l’impiego della disgiunzione “ovvero” (“con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa, anche disponendo l’applicazione delle particolari modalità di controllo previste dall’art. 275 bis”) non appare decisivo decisivo nè per sostenere che quando il divieto di avvicinamento riguardi la persona fisica del soggetto tutelato dalla misura, possa prescindersi dalla indicazione dei luoghi da questi abitualmente frequentati nè per affermare che quella indicazione debba indefettibilmente accompagnare la prescrizione del divieto di avvicinamento.

Secondo la Corte lo sforzo interpretativo non deve necessariamente porsi in termini di alternatività delle due opzioni ma deve misurarsi con le concrete esigenze di tutela che si vogliono garantire con l’imposizione della misura, modulando il contenuto di quest’ultima a seconda della necessità di neutralizzazione del rischio imposta dal caso di specie.

In questi termini, peraltro, si era pronunciata la Sesta Sezione della Corte di Cassazione con una decisione “intermedia” fra le due opzioni interpretative sopra indicate  (sentenza n. 28666 del 23/06/2015), secondo cui l’articolo 282 ter c.p.p., comma 1, ha un contenuto flessibile che permette di calibrare la misura cautelare contemplata, in relazione alle caratteristiche del fatto e alla pericolosità dell’indagato, sia guardando ai luoghi frequentati dalla vittima che prendendo, come parametro di riferimento, direttamente il soggetto che ha patito l’azione delittuosa. In quest’ultimo caso non sarebbe necessario delimitare, attraverso l’indicazione di luoghi ben individuati, il perimetro di operatività del divieto; viceversa quando il provvedimento faccia anche riferimento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, il divieto di avvicinamento dovrebbe necessariamente indicare in maniera specifica e dettagliata i luoghi rispetto ai quali è inibito l’accesso all’indagato.

Nella perduranza del contrasto e sposando l’opzione appena indicata la Corte ha rimesso alle Sezioni Unite la questione “Se nel disporre la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, ex art. 282 ter c.p.p., il giudice deve necessariamente determinare specificamente i luoghi oggetto di divieto”.

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